
Wanda Wulz, Io+gatto (1932)
Wanda Wulz nasce a Trieste il 25 luglio 1903.
Le notizie biografiche non dicono che per lei e per la sorella Marion, nei lunghi e ventosi pomeriggi dell’inverno, il primo giocattolo deve essere stata la macchina fotografica. L’obiettivo come binocolo d’esplorazione. La pellicola, a pezzi, per farci collane. Frattanto Carlo Wulz, accoglieva i clienti, in piedi dietro il banco dello studio fondato da suo padre, il nonno di Wanda e Marion, nel 1868.

Carlo Wulz, Marion e Wanda (s.d.) - Wanda Wulz, Ritratto di donna (anni '20)
Poi accade che i padri abbandonino i figli. Nel 1928, Wanda e Marion ereditano lo studio.
Nei primi anni di attività professionale, le sorelle Wulz producono soprattutto ritratti, ma Wanda comincia a provare una nervosa avversione per i cappelli di paglia e le passamanerie. Forse è la bora, che le porta in casa la stortura buona dell’avanguardia.
Nell’aprile 1932, Wanda partecipa alla mostra fotografica futurista allestita a Trieste. Marinetti si entusiasma (di un entusiasmo virile e patriottico) e la invita a partecipare ad altre mostre. Qui Wanda esporrà fotodinamiche (foto a lunga esposizione, che consentono di rappresentare l’illusione del movimento) e fotoplastiche (sovrapposizioni di due o più pose, che consentono di rendere un concetto figurativo spesso antinaturalistico ed astratto).

Wanda Wulz, Jazz Band (anni '20)
L’avventura futurista dura poco. Alla fine degli anni ’30, Wanda torna allo studio. Ma non perde il gusto eccentrico della curiosità, il mezzo principale, e unico non meccanico, di ogni buon fotografo.
Wanda muore a Trieste il 16 aprile 1984, senza eredi. L’immenso patrimonio fotografico di tre generazioni di Wulz è acquistato dagli archivi Alinari di Firenze.

Wanda Wulz, Ginnastica per lattanti (1934 ca.)
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Nota: Le foto più note di Wanda sono quelle del periodo futurista, in particolare la fotoplastica Io+gatto (1932). È un capolavoro d’avanguardia. A una memoria disattenta può capitare di scambiarla per una foto di Man Ray. Che Wanda Wulz ci perdoni, dai campi elisi dei fotografi.