di Marco Diana
Poche ore fa sono state evocate storie, cantate vite, soffiate morti fino all'ultima candela.
Fumo.
Fumo di forme vaghe che si arricciano su un giovane volto e spiraleggiano nell'invecchiare del tempo e nel riaffiorare dei ricordi.
Mi imbarcai l'undici ottobre 2008. Mi imbarcai...
Quando salii sul mare? Quando decisi di partire?
Oggi? Ieri? Due vite fa?
Su questa barca il tempo pagaia come vuole. In avanti, d'intorno, in verticale sopra o sotto le onde. Su questa barca che ho imparato ad amare e a temere ho capito:
il tempo è
qualcosa che
fa un po' ciò che vuole.
Secondo i suoi umori, sulla linea delle sue inquietudini e delle sue simpatie.
Il tempo è un essere bizzarro, proprio come questa barca, nave, spettro di vetro e ferro chiamato Ana. Ana la balena.
“Bianca balena, onda fesa o rivo di sangue abissale”
sospira un'onda con bave di naufrago avvitate ai denti.
“Volgi la schiena all'est. Volgi, volgi la schiena”
Volgo la schiena? La volgerò, sì la volgo, la volsi. Volsi la schiena all'est e... e scusate se ogni tanto inciampo ma il sole ha giocato a lungo sui miei occhi tenuti aperti in orrore d'attesa da dita di sale e l'oceano mi ha calpestato i piedi per poi ferirmi le tempie a calci.
Complici i granchi che mi appinzavano allo scafo.
Fermo, inchiodato con chiodi vivi e corde d'antenne e moschettoni di chele, sorrido.
Non posso farne a meno, sorrido.
E come gli altri imbarcatisi con me quell'undici di ottobre di un fumoso 2008, osservo, attendo e ascolto.
“Griot è colui che ha il dono della parola...”
È la voce del capitano Capraro, Annamaria Capraro, quella che mi porta il vento.
“... e Savina...”
Chi è Savina?
“... è un griot”
Ah, Savina è un griot. Savina ha il dono della parola... è un griot.
Ma cosa sono questi colori che piovono dalle stelle?
Bianco della chiatta, bianco del sale che mi rode, bianca è la Bestia del mare.
Nero. Nera è la mia pelle e il cielo che le dà luce, nero è lo sguardo dei fratelli qui accanto e nera è la maschera di Melis Bilal che bacia gli alluci alla notte.

Alessandro “Bilal” Melis
Rosso. Non solo il sangue volge al rosso nei miei ricordi. Farfalle di labbra sussurrano battiti volando con me e con me volgendo
le spalle all'est.
* * *
“Accanto al presente e alla sua ipocrisia, Savina, il griot,
non racconta ma evoca, suona”
Suona? Sì, sento la musica.
“Canta la sua kora surreali ipotesi di coesistenza”
Sono in viaggio. Siamo in viaggio. Uguali, diversi, ipotesi di naufragi, isole di coesistenza.
Il fratello Fedele accompagna la kora col suo canto metafisico.
Gianfranco Fedele, il respiro del mare fra le dita.
“Il griot ha dato voce e dignità a undici uomini”
Dignità.
Vogliamo parlare della mia dignità? La dignità di chi ascolta immobile su questa balena di ferro, di chi ancora può scuotersi il sale di dosso. E non lo fa. Non del tutto.
Ti prego Savina, ora che so chi sei, canta un po' per me, canta per noi.
“Così è stato, mio Ombroso”
Ombroso? Sei tu Capitano coraggioso? Sei tu Capraro? No, non ho percepito la tua voce.
La tua, Capitano, è un fiore di passione. Io ho appena udito il frutto della necessità, l'urlo di una lunga apnea.
Ma allora è una voce quella che mi vibra dentro o l'ombra dei miei folli pensieri? O forse l'eco della dolce e malinconica kora?
Se pizzichi le corde giuste della kora, ho idea, il suono persiste e si amplifica sulla scia di questa rotta impazzita.
Ma che vedo?
"Traliccio", di Veronica Paretta
Un traliccio in mezzo al mare e resse di uomini sotto il velo dell'acqua contendersi un loculo in seconda fila.
E ancora banconote in motorino (e senza casco) scippare il tempo a giovani scheletri, aliquote IVA fuggire a branchi e la pinna del fiscalista Fiori inseguirle con zanne di poesia.
“Fiori... Antonio...”
Ancora quella voce d'apnea.
“Voglio cuscini di parole, che li foderi Nuscis,
e Fiori in carne e ossa... sulla mia isola
non più deserta”
E sul mare ritardi in colonna, traffici in disordinate file e i funzionari del Ministero della Complicazione sempre al lavoro.
Che vedo? Una donna sulle onde Capitano Capraro, donna in mare! Donna in mare!!
“Veronica, che fai scalza sul mare? Ti bagnerai i piedi!”
“Dipingo. Cancello il superfluo e scarabocchio l'essenziale a tratti”
Ma che fai Capitano? La lasci lì sul mare?
“Lasciamola fare, la riprenderemo al ritorno”
Torneremo?
“Osserva”
Osservo.
Il traliccio, gli uomini in seconda fila con la bara sottobraccio, banconote in motorino e aliquote IVA, tutto scompare in un velo bianco.
Veronica, pittrice scalza, restituisce alla natura il candore della semplicità.
"Bianco", di Veronica Paretta
Veronica Paretta, giovane artista, si fa linea, tratto indeciso, punto nel bianco e... non credo torneremo a prenderla.
Non torneremo.
* * *
Fedele, apri le dita e riprendi a respirare musica. Rendi la rotta di questo viaggio nel delirio meno aleatoria.
E tu, Melis Bilal, è inutile che mi guardi con quegli occhi da montone. Morirai, è scritto nelle stelle, e io non farò niente per salvarti.
Ma potrò piangerti o cantarti.
Capitano, ti imploro, fammi scendere da questa balena bianca e lascia che Veronica mi cancelli.
Perché superfluo è lo stupore sullo scafo di Ana. Ma la commozione... la commozione saprà lavarmi di dosso il sale e sul mare io, scarabocchio nel bianco, piangerò la mia dignità.
Savina, griot, continua a cantare con voce d'apnea. Ti prego.
Marco Diana
(www.paesedombre.org)
* * *
Nota dell'autore: Per rendere più comprensibile il testo alcuni suggerimenti. Il “Nuscis” citato è il poeta Giovanni Nuscis (www.giovanninuscis.splinder.com) e il fiscalista Fiori è il poeta (e fiscalista) Antonio Fiori. Per il resto il brano è incomprensibile anche all'autore. Buona fortuna.