
Poi vidi genti accese in foco d'ira
con pietre un giovinetto ancider, forte
gridando a sè pur: "Martira, martira!".
E lui vedea chinarsi, per la morte
che l'aggravava già, inver' la terra,
ma de li occhi facea sempre al ciel porte,
orando all'alto Sire, in tanta guerra,
che perdonasse a' suoi persecutori,
con quello aspetto che pietà disserra.
Quando l'anima mia tornò di fori
a le cose che son fuor di lei vere,
io riconobbi i miei non falsi errori.
Pg XV 106-117

Teoria della Sicilia
Là dove domina l’elemento insulare è impossibile salvarsi.
Ogni isola attende impaziente di inabissarsi.
Una teoria dell’isola è segnata da questa certezza.
Un’isola può sempre sparire.
Entità talattica, essa si sorregge sui flutti, sull’instabile.
Per ogni isola vale la metafora della nave: vi incombe il naufragio.
Il sentimento insulare è un oscuro impulso verso l’estinzione.
L’angoscia dello stare in un’isola come modo di vivere
rivela l’impossibilità di sfuggirvi come sentimento primordiale.
La volontà di sparire è l’essenza esoterica della Sicilia.
Poiché ogni isolano non avrebbe voluto nascere,
egli vive come chi non vorrebbe vivere:
la storia gli passa accanto con i suoi odiosi rumori
ma dietro il tumulto dell’apparenza si cela una quiete profonda.
Vanità delle vanità è ogni storia.
La presenza della catastrofe nell’anima siciliana
si esprime nei suoi ideali vegetali,
nel suo taedium storico, fattispecie del nirvana.
La Sicilia esiste solo come fenomeno estetico.
Solo nel momento felice dell’arte quest’isola è vera.
Testo di Manlio Sgalambro
Musica di Franco Battiato
eseguita dalla Royal Philarmonic Orchestra
diretta da Carlo Guaitoli

Vedere. L’istante in cui un possibile senso si svela, un grido silenzioso e insinuante percorre la crepa sottile aperta lungo l'avaria delle certezze, e un sentire freddo e lucente (impassibile, feroce, meticoloso) è un coltello che con rapida calma sminuzza anche le ultime schegge del nostro guardare ormai sfuggito dagli occhi, e ridotto in frantumi.
Inatteso germoglio di idee, come erbe da spremere in farmaco che può essere cura o veleno, l'intuizione è un risveglio, una trappola, un lampo notturno, inevitabile e casuale come i fantasmi del sogno. Ci sorprende nell’inesauribile dubbio di essere sfondo di un pensarsi delle cose, nel sospetto di una nostra sostanziale irrilevanza a un pensiero pensato in e non da noi.
Ogni nostro pensare dovrebbe inquietarci di un’origine che si perde nelle profondità abissali di un io insondabile, in cui l’idea è barbaglio istantaneo, lucida scheggia di ghiaccio, affilata e abbagliante.
E lungo il labirinto della memoria, districato a ritroso, torniamo a quel centro, a quell’algebra che ci giustifica, come se ogni senso ruotasse nell’orbita di un solo istante tagliente.
In attesa del prossimo sogno d'inverno a cui tutto si annoda.
(da un'inedita impostura)





Il pittore nuovo crea un mondo i cui elementi sono i suoi stessi mezzi, un'opera sobria e precisa, senza soggetto. L'artista nuovo si ribella: non dipinge più (riproduzione simbolica e illusionista) ma crea direttamente con la pietra, il legno, il ferro, lo stagno, macigni, organismi, locomotive che si possono voltare da tutte le parti secondo il vento limpido della sensazione del momento. Qualunque opera pittorica e plastica è inutile; che almeno sia un mostro capace di spaventare gli spiriti servili.
T. TZARA, dal Manifesto Dada, 1918
Tutti sanno infatti che i folli devono il loro internamento a un piccolo numero di atti legalmente reprensibili e che senza questi atti la loro libertà (ciò che si vede della loro libertà) non sarebbe messa in discussione.
Che essi siano, in una certa misura, vittime della loro immaginazione, io sono pronto ad ammetterlo, nel senso che essa li spinge all'inosservanza di certe leggi al di fuori delle quali la razza si sente lesa, fatto questo che ogni uomo ha conosciuto a sue spese.
Ma il profondo distacco che essi dimostrano nei confronti del nostro comportamento contro di loro, e persino delle varie punizioni che vengono loro inflitte, permette di supporre che essi trovino un grande conforto nella loro immaginazione, che essi godano abbastanza del loro destino da sopportare che esso valga solo per loro.
E perciò le allucinazioni, le illusioni non sono una fonte trascurabile di piaceri. [...]
Fare schiava l'immaginazione, anche a costo di arrivare a ciò che si chiama volgarmente la felicità, significa derubare se stessi di tutto quanto si trova in fondo a se stessi di giustizia suprema.
L'immaginazione, da sola, mi rivela ciò che "può essere" ed è sufficiente per allontanare un poco il terribile divieto; è sufficiente perchè io mi abbandoni a lei senza paura di sbagliare (come se fosse possibile sbagliare ancora di più).
A. BRETON, dal Manifesto del surrealismo, 1924
Una caratteristica del fumetto è quella di esprimere una passione e un'emozione violenta in uno stile completamente meccanico e distaccato. Esprimerla con uno stile pittorico vorrebbe dire diluirla. La tecnica di cui mi servo non è commerciale, lo è solo apparentemente e il modo di vedere e comporre e unificare è diverso e ha un altro fine.
R. LICHTENSTEIN, 1963
Vorrei una pietra tombale senza nessun tipo di iscrizione.
Nessun epitaffio, neppure il nome.
Anzi no, mi piacerebbe ci fosse scritto sopra FINZIONE.
ANDY WARHOL